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Il Presepe ligure
L'arte presepiale
in Liguria nasce e si sviluppa in età barocca specialmente a Genova dove
più numerosa è la committenza delle famiglie dominanti per blasone e censo
nella repubblica da poco costituita. Le prime produzioni consistono in
statuine intagliate nel legno, dorate e dipinte che prendono a modello
sculture in marmo, paliotti d'altare, trittici, quadri riproducenti Natività
e Adorazioni dei Magi, che si trovano nelle chiese della città e del circondario,
opere di artisti come il Gagini, l'Orsolino, il Foppa, il Brea, il Bergamasco,
il Semino, i fratelli Calvi. Il fenomeno procede di pari passo con il
costume devozionale delle processioni durante le quali era usanza trasportare
a spalla grandi statue di legno dipinte (che già agli inizi del XVII sec.
erano rivestite con abiti d'epoca), commissionate dalle varie Confraternite
come quelle del "Presepio" e dei "Re Magi". Da qui la creazione di figure
lignee di più modeste proporzioni a formare presepi simili a quello riportato
dalle cronache, costruito da padre Alberto Oneto nella chiesa di Santa
Maria di Monte Oliveto a Multedo di Pegli. La miniaturizzazione dei personaggi
presepiali, eseguite anche con materiali preziosi o di pregio come l'oro,
l'argento, l'avorio, l'alabastro, avviene negli stessi laboratori e scuole
di scultura e pittura ad opera degli stessi artisti che si affermeranno
successivamente come orafi, pittori, scultori tra i più richiesti. Tra
questi i "Pippi" figli di Filippo Santacroce, della cui scuola era allievo
l'altrettanto famoso Gerolamo del Canto e ancora Giovanni Battista Castello
che tra i materiali usati privilegiò la tartaruga e il laboratorio di
Domenico Bissoni e del figlio Giovanni Battista Gaggini da Bissone, il
Piola, Francesco Costa e numerosi altri. Nel corso del '600 e soprattutto
nel '700 si moltiplicano i personaggi che compongono la scena presepiale
ligure, ai pastori si aggiungono contadini, artigiani, nobili e popolani,
paggi, mendicanti e animali da pascolo e da cortile. La dilatazione della
produzione determina nuove scelte tecniche e impone una rivoluzione del
gusto: non più statuette lignee dipinte ma manichini di legno abbigliati
con vesti ora povere ora sontuose a seconda del personaggio rappresentato.
L'abilità dell'artista si concentra sulle teste, sui volti dagli occhi
di vetro, sulle mani, in quelle parti cioè che sole rimangono scoperte;
di questo nuovo stile è caposcuola Anton Maria Maragliano con un linguaggio
figurativo di maniera ma raffinato che si fece più realistico negli atteggiamenti
e nelle espressioni delle immagini, solo molto più tardi ad opera di artigiani
liberi ormai dalla sua influenza. A questo punto sono le vicissitudini
storiche a determinare la seconda e più duratura svolta dell'arte presepiale
ligure causata dal nuovo ordinamento democratico e libertario frutto della
Rivoluzione Francese, importato in Liguria dall'esercito napoleonico.
Sotto i colpi francesi tramonta il vecchio ceto dominante e con esso si
estingue praticamente la committenza nobiliare e borghese e tuttavia le
tendenze gianseniste tese a eliminare le pratiche religiose folcloriche
non attecchiscono tra la popolazione urbana e nel contado dove la gente
rimane fedele alle proprie tradizioni devozionali. Così all'inizio del
'800 proseguono nelle chiese liguri le sacre rappresentazioni su testi
in vernacolo e in lingua, famoso "il Gelindo", interpretate dai fedeli
come testimonia in una sua relazione il diplomatico conte Nigra che vi
partecipò da bambino. In ugual modo si mantiene viva la tradizione del
presepe che ora, dovendo soddisfare le esigenze di ceti meno abbienti,
perde le sue preziosità scenografiche e la sontuosità delle vesti e degli
accessori per ridimensionarsi in una produzione di serie, riferita a pochi
modelli raffiguranti popolani e popolane con i loro modesti indumenti
e le loro povere offerte, ordinati in piccole composizioni da esporre
in famiglia nelle case durante il periodo natalizio. Ma il costo del legno
e del lavoro artigiano, per questione di tempi inadatto a produzioni massive,
rendono il prezzo del presepe fuori della portata della maggior parte
della gente. Sono maturi i tempi per l'avvicendamento della terracotta
al legno e della formatura a stampo. Il passaggio dal lavoro artigianale
a quello industriale avviene quasi naturalmente, favorito dalle fornaci
esistenti a Savona e nella contigua Albisola, che da epoca immemorabile,
forse già nei secoli del tardo Impero Romano, producono oggetti in ceramica.
L'idea è data dai calchi di figure plastiche usate già nella seconda metà
del '700 dall'officina di Giacomo Boselli e alla cessazione delle attività
di questa, ereditate dalle officine del Savonese che insieme a molte altre
utilizzazioni, se ne servono per ricavarne anche figure presepiali di
terracotta. L'argilla compressa negli stampi creati appositamente su modelli
tradizionali dai "figurinai", sottoposta a monocottura, viene stampata
in statuette che successivamente venivano dipinte a freddo con vivaci
colori. Questo procedimento comportava prodotti di rozza fattura, pur
se ingentilita dal retaggio settecentesco, come lamentano studiosi della
materia di inizio secolo, ma permetteva prezzi alla portata di tutte le
borse. Si moltiplicano così i "figurinai" dei quali il più celebre, lo
scultore di Savona Antonio Brilla, ancora bambino, preparava le statuine
caratterizzandole ognuna come portatrici di un dono diverso per il Bambinello:
canestri di frutta, verdura e pane, zucche, cavoli, pollame, capretti,
piccioni, pesci che daranno l'impronta rivelatrice della tipologia presepiale
ligure del '800. Alla produzione industriale si affiancò ben presto ad
Albisola quella casalinga quando le officine che producevano stoviglie
in terracotta verniciata, cominciarono a sfornare anche statuine modellate
e dipinte dalle madri, mogli e figlie delle maestranze di quelle fabbriche,
esempio di lavoro in nero ante litteram. Le statuine, riproduzioni di
personaggi popolari, denominate spregiativamente "macacchi" ossia balorde
perché malamente abbozzate e dipinte in maniera naif, venivano smerciate
nell'annuale mercato di Santa Lucia che si svolgeva il 13 dicembre a Savona.
Le figurinaie domestiche avevano tutte un soprannome che le individuava
quasi a costituire il marchio di fabbrica: "Campanàa", "Circia", "Fata
Geìnìn", "Nanìn a Cioa", "Tere a Russa", "Mominìn" fino all'ultima depositaria
di questa ingenua ma poetica forma di artigianato, Beatrice Schiappapietra
che ha operato ad Albisola fino al 1970. Ultimi epigoni dell'arte presepiale
ligure, gli scultori Arturo Martini e Tullio Mazzotti che negli anni '20
progettarono presepi fissi in ceramica, nello stile improntato ai canoni
estetici proposti dal movimento futurista.
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